Friday, May 20, 2011

Riflessione 25: “Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” « Fr. Jorge Horta OFM

Con queste parole, che sono un'esortazione a vincere la tristezza e la paura con la forza della fede, inizia il Vangelo di questa domenica. Nella vita quotidiana, infatti, grandi difficoltà sono la tristezza e la paura che esperimentiamo.

La tristezza, da una parte, ci impedisce di vivere con gioia il momento presente e di contemplare con speranza i giorni che verranno. Non che si desideri eludere ogni problematica e difficoltà della nostra vita, come se fossimo degli irresponsabili spensierati, ma non siamo rinati in Cristo, non siamo eredi in Lui del Regno promesso, non siamo stati liberati dalla morte? La migliore medicina per ogni malattia è proprio quella di un sorriso "pieno di speranza", non solo perché viene a rianimare la nostra fragile umanità esposta a tutte le difficoltà che possiamo immaginare, ma perché rende testimonianza veritiera della nostra fede in Dio. Anche nel dolore, anche nelle difficoltà, "Io credo". Da un'altra parte, la paura ci impedisce di andare avanti. Restiamo come inchiodati al suolo, incapaci di dare almeno un passo. Immaginiamo se gli apostoli avessero avuto paura di proclamare il Cristo risorto, o se i santi che ci sono proposti non avessero avuto il coraggio di accettare la vocazione che era loro offerta. Di sicuro loro hanno contato con l'aiuto dello Spirito Santo, ma lo stesso Spirito che è stato dato a noi nel sacramento del Battessimo e la Cresima. Guardate che non si tratta di non avere paura, ma di essere così fiduciosi dall'opera del Signore in noi che quel turbamento non ci impedisce di camminare, di compiere la sua volontà, di cercare la santità oggi, nello stato di vita che mi è stato dato di vivere. Cosa mi può allontanare del Signore? si domandava Paolo. E rispondeva con la certezza e il coraggio che dà la fede: niente! Il turbamento al quale il Signore si riferisce nel Vangelo d'oggi, è quello che, in precedenza agli eventi della Passione, era provocato dall'imminente separazione di loro. Infatti, Egli aveva detto ai suoi discepoli: "ancora un poco starò con voi. Mi cercherete (…) ma dove io vado, voi non potete venire" (Gv 13,33); e poi a Pietro, che insisteva per conoscere il significato di quelle parole, Gesù aveva detto: "..non puoi seguirmi, ora, mi seguirai più tardi" (Gv 13,36). Gesù si congeda dai suoi. Prepara questo gruppo di uomini che hanno camminato per ben tre anni con Lui, alla sua imminente morte ma, allo stesso tempo, annuncia loro la sua resurrezione e rivela quello che li attende, come attende a tutti gli uomini che abbiano creduto e sperato nel Figlio di Dio. Ecco quello che dice il Vangelo di Giovanni: "Nella casa del Padre mio, dice il Signore, vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato, e vi avrò preparato un posto, ritornerò, e vi prenderò con me, perché siate anche voi, dove sono io". È un discorso che richiama, quindi, ad avere una fede forte, capace di superare tutto ciò che può allontanarci del suo amore, per affidarci alla certezza di un "altro" che ancora non abbiamo visto. Ecco perché ci invita a fare questo passo fondamentale vincendo ogni paura e ogni tristezza, non lasciando che il nostro cuore si turbi: "abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". Ai suoi, inoltre, fa vedere una verità che sarà capita solo alla luce della risurrezione: "E del luogo dove io vado, conoscete la via". Quale via, si domanderà Tommaso, "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?". Lo stesso Tommaso, uomo concreto, che dopo aver ascoltato il racconto degli altri apostoli sull'apparizione di Cristo Risorto, dirà: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e non metto il dito nel segno dei chiodi, e non metto la mano nel suo fianco, non crederò" (Gv 20,25). "Io sono la via, la verità e la vita – risponderà Gesù –nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto". Quest'affermazione è una sintesi del suo insegnamento e della rivelazione che egli ha fatto di se stesso e del Padre, ma i suoi non riescono a capire. Anche Filippo chiede a Gesù: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Filippo, che aveva assistito alla prodigiosa moltiplicazione dei pani e dei pesci e aveva ascoltato le parole del Signore sul vero Pane di vita (Gv. 6,32s), ma ancora aveva bisogno di vedere qualcosa di concreto, come il volto di una persona, appunto il volto del Padre. "Da tanto tempo sono con voi, dice Gesù, e tu non mi hai riconosciuto, Filippo?". La lunga esperienza con il Maestro non è stata sufficiente ad aprire, non tanto gli occhi, quanto il cuore dei discepoli sul Mistero di quel Gesù che seguono e che, alcuni di loro, hanno visto trasfigurato nella gloria sul Tabor; gli apostoli si fermano alla superficie dei fatti, non riescono a intuire la divinità dell'Uomo che sta loro davanti e che, chiamandoli amici, ha rivelato i segreti del Padre suo. Non c'è da meravigliarsi. Sono passati più di duemila anni da che il Figlio di Dio si è fatto uomo, morendo e risuscitando per noi, e ancora la nostra fede è così debole, bisognosa di fatti, di toccare, di vedere con gli occhi il mistero che ci si presenta davanti. Il Signore sa che non sempre e non per tutti la fede è facile, ma il fatto che essa sia difficile non è sinonimo d'impossibile, perché Dio a tutti manda il suo Spirito a illuminare, fortificare, indicare la via, e riportare alla memoria tutto quanto Cristo ci ha detto. "In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre". Non abbiate paura, che non sia turbato il nostro cuore. Se veramente Cristo è la nostra Via, Verità e Vita, e lo è, possiamo testimoniare la nostra fede e "le opere meravigliose di Dio, che ci ha chiamati dalle tenebre, alla sua ammirabile luce" (1 Pt 2,9). A tutti la mia fraterna benedizione. V Domenica di Pasqua – Ciclo A 22 maggio 2011

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